Dedicato alla fantasia popolare: 'La borna de la faye'

Una fata di sovrumana bellezza si dice dimori poco lontano dal villaggio di Rapy. Là in una località selvaggia e desolata, detta "Ghiacciaio di Diemoz", fra blocchi di granito e arbusti spinosi, aridi e contorti, si spalanca una voragine. I contadini dicono che nell'apertura di roccia è scavata una scala, la quale finisce in una sala immensa, costellata di diamanti come il firmamento lo è di astri. Poi la voragine continua e si asserisce che arrivi ... nientemeno che al mare! In questo abisso abita una fata e la voragine si chiama perciò "Borna de la Faye" (Abisso della fata). E' una fata che ama la luce e appare soprattutto nelle giornate limpide di sole, dopo che una burrasca di pioggia e di vento ha spazzato il cielo. Ella compie allora un'operazione piuttosto curiosa e molto casalinga: va a stendere dei lini al sole. E su quei lini sta scritto, in segni cabalistici, il destino dei mortali.

La fata si muove leggera, sfiorando appena la terra. Un velo la copre dalla nuca ai piedi. Talvolta è luminoso, come fosforescente, talvolta vaporoso come una nebbia, o lattiginoso come un alone lunare, o dorato come un tramonto d'estate. I capelli, biondi al pari delle spighe, circondano il volto della fata, di una bellezza meravigliosa.

(Tratto da: "Leggende della Valle d'Aosta" narrate da Mary Tibaldi Chiesa, Ed. Signorelli, Milano, pag. 53).