La Via Francigena

In epoca medievale il pellegrinaggio rivestiva una notevole importanza. In particolare tre erano i poli di attrazione per questa umanità in cammino: innanzitutto Roma, luogo del martirio dei Santi Pietro e Paolo; Santiago de Compostela, dove l'apostolo San Giacomo aveva scelto di riposare in pace e naturalmente Gerusalemme in Terra Santa.

L'itinerario che da Canterbury portava a Roma, detto Via Francigena, fu percorso in passato, soprattutto all'inizio del secondo millennio, da migliaia di pellegrini in viaggio per Roma.

Questo percorso fu inaugurato da Sigerico, arcivescovo di Canterbury, recatosi nel 994 a Roma per venerare il luogo del martirio dei Ss. Pietro e Paolo, fondatori della Chiesa e organizzatori della comunità ecclesiale cristiana e ricevere l'investitura dal Papa.

Sigerico impiegò due mesi a coprire quasi 1600 chilometri e durante la via di ritorno annotò le 80 tappe del percorso sul suo diario, da allora 'guida' per tutti i pellegrini e viaggiatori del continente.

La Via Francigena era costituita da più itinerari. In particolare il transito nelle Alpi poteva avvenire o attraverso il Colle del Moncenisio oppure attraverso il valico del Gran San Bernardo, che era senza dubbio l'opzione preferita dai pellegrini provenienti dal centro Europa e soprattutto dai bacini del Reno e dall'alto corso del Rodano. Il valico del Gran San Bernardo è quindi la porta d'ingresso in Valle d'Aosta.

La cartina che segue è tratta dall'opuscolo "Sulle vette della memoria" della Regione Autonoma Valle d'Aosta.

Prima tappa: dal Colle del Gran San Bernardo ad Aosta

Il Colle del Gran San Bernardo è dominato dalla statua del Santo, patrono degli alpinisti. Vicino al lago, ancora in territorio Svizzero sorge l'ospizio. Esso fu costruito nel 1050 dall'arcidiacono della cattedrale di Aosta accorso per liberare il passo dalle bande dei Saraceni. Attualmente è affidato ai Canonici Regolari di Sant'Agostino. I famosi cani San Bernardo, un tempo addestrati per essere impiegati nei soccorsi antivalanga, sono tuttora allevati dai monaci. Nei pressi vi sono i resti di alcune costruzioni di età romana, raggiunte dalla strada antica intagliata nella viva roccia.

Dal passo del Gran San Bernardo, si scende fino all'abitato di Saint-Rhemy-en Bosses, noto per la produzione dello squisito "jambon de Bosses" (prosciutto crudo) . Qui si imbocca un sentiero che costeggia a valle la strada asfaltata, la supera all'altezza della nazionale del Gran San Bernardo e si riporta al suo livello prima di entrare a Saint-Oyen. Il luogo ideale per una sosta in questa zona è la casa ospitaliera Château Verdun.

Il sentiero prosegue dunque verso il torrente Artanavaz, lo oltrepassa su di un ponte e si mantiene sulla destra orografica della vallata fino a poco prima di Etroubles. Si attraversa il centro di Etroubles, un villaggio che si apre fra foreste di conifere e declivi prativi.

Dopo Etroubles si prosegue lungo un piccolo sentiero che, superato il torrente Menouve, diventa una sterrata che si mantiene a mezzacosta fino alla località di Allein. Qui la via devia a destra, si scende fino al torrente; a sinistra si raggiunge la diga di La Clusaz. Si prosegue dritti fino ad incrociare la strada asfaltata. Si arriva così al centro di Gignod.

Si raggiunge quindi la città di Aosta, l'antica Augusta Praetoria fondata dai Romani nel 25 a.C.

Aosta (36.000 abitanti), capoluogo regionale, è situata al centro della sua conca pianeggiante, a 583 m di altitudine, alla confluenza della Dora Baltea con il torrente Buthier. Le valli di Cogne e del Gran San Bernardo convergono sulla città, unitamente alle importanti vie di comunicazioni del Piccolo e del Gran San Bernardo, che portano in Francia e in Svizzera.

Eccezionali le vestigia romane della città, a partire dallo stesso impianto urbanistico antico del centro storico, perfettamente conservato e cinto di mura (754 x 572 m), comprendente la Porta Praetoria, il teatro, il foro, il criptoportico, le terme, l'anfiteatro, tratti di mura con la torre del Pailleron. All'ingresso orientale si incontrano il ponte romano e il solenne Arco d'Augusto.

Nell'XI secolo la Valle d'Aosta diventa un centro religioso di importanza europea. In questo periodo prendono forma i due capolavori religiosi dell'Aosta medievale: la Cattedrale e il complesso monumentale di Sant'Orso. Nella cattedrale è visibile tutta l'evoluzione dell'arte religiosa valdostana: il battistero paleocristiano, gli affreschi altomedievali, i campanili romanici, le sculture gotiche, l'atrio rinascimentale, gli altari barocchi, la facciata neoclassica.

Il secondo centro religioso di primaria importanza è il complesso monumentale di Sant'Orso con la sua Collegiata, la cripta, l'elegante campanile (del XII secolo) e il raccolto e prezioso Chiostro (mirabile esempio di arte romanica risalente al XII secolo). Questa è la zona in cui la religiosità medievale di Sant'Orso si percepisce più a fondo.

Aosta, piccola capitale alpina, è quindi una città monumentale e artistica dal fascino antico, dallo spirito aperto e ospitale, ricca di tradizioni. Queste rivivono nella millenaria fiera del legno di Sant'Orso, che si tiene ogni anno il 30 e 31 gennaio e che riunisce artigiani e artisti di tutta la Valle.

Seconda tappa: da Aosta a Verrès

Lasciata la città di Aosta, si segue la statale 26 fino al bivio che a destra porta a Pollein dopo aver superato la Dora Baltea e l'autostrada. Si inizia quindi la traversata ai piedi del Monte Emilius toccando Heyran, Saint-Marcel e Fénis.

Da Fénis si giunge a Chambave dove il percorso della Via Francigena si sovrappone per un tratto al "Chemin du Muscat". Era questa un'antica via di comunicazione molto praticata nel passato, soprattutto nel Basso Medioevo, quando, grazie a un momento climatico particolarmente favorevole, era possibile raggiungere Torgnon e la Valtournenche e da qui il Vallese e la Svizzera, partendo dagli abitati di Chambave e di Saint-Denis. Questo era uno dei sentieri più praticati per la transumanza e per il commercio, in particolare dei vini. Infatti, su queste colline digradanti verso la Dora Baltea, privilegiate da un microclima particolare ed eccezionale, venivano e vengono tuttora prodotte uve da cui si ottengono vini di grande pregio, con spiccate varietà di profumi, che ben si abbinano alla gastronomia locale. In particolare il prodotto che ha reso famosa questa località sin dal XV secolo è il Moscato di Chambave, vinificato secco o passito, che rappresenta la punta di diamante dei prodotti della zona e dell'enologia valdostana. I bianchi della collina di Chambave erano molto graditi ai Savoia. Ogni anno, quindi, i Sovrani ne facevano richiesta ai Signori di Cly, che provvedevano a rifornirli proprio tramite questa via.

Su un promontorio roccioso si scorge un antico maniero medievale che merita sicuramente una visita: è il castello di Cly nel Comune di Saint-Denis. Fatto erigere nel 1250 da Bonifacio di Challant, il castello si erge a 782 m di altitudine in un luogo già abitato in età preistorica. La sua struttura è di tipo primitivo, essendo costituita da una torre centrale con ampi spazi liberi e da una cinta muraria dalla forma vagamente pentagonale. Nel XII e XIII secolo, il complesso fu ampliato con l'aggiunta di nuovi edifici, tra cui una piccola cappella romanica. Nel XVII secolo, venne abbandonato.

Dopo Chambave e Saint-Denis si raggiunge Châtillon con il suo splendido castello di Ussel che rappresenta il primo esempio di castello monoblocco della Valle d'Aosta. Eretto tra il 1341 e il 1345 da Ebalo II di Challant sorge su uno sperone di fronte a Châtillon. Da notare le finestre bifore, tutte diverse una dall'altra negli archetti e nelle colonnine, che sono senz'altro le più belle dell'epoca in Valle d'Aosta. Attualmente è sede di mostre, esposizioni ed altri eventi culturali.

Si riprende quindi il cammino lungo il tracciato della strada romana delle Gallie. A Saint-Vincent si costeggia la Chiesa e si raggiunge il ponte romano , per proseguire verso Verrès, lungo la statale o, in alternativa, lungo la strada secondaria parallela che ha inizio nel vecchio borgo di Montjovet.

Terza tappa: da Verrès a Pont-Saint-Martin

La III tappa ha inizio dal paese di Verrès. Il borgo è dominato da una vera e propria rocca, un castello monoblocco massiccio, posto su un poggio costituito da un'emergenza rocciosa a chiusura della Valle di Ayas. Il castello, che fu costruito verso il 1390 da Ibleto di Challant, costituisce uno dei vertici assoluti dell'architettura militare tardogotica europea. La poderosa struttura di questo enorme cubo di pietra (30 m di lato) è ingentilita da bifore e finestre crociate, porte ad arco, dal monumentale scalone e dai colossali camini, i più belli della Valle d'Aosta.

Da Verrès si cammina lungo la statale 26 ai piedi di pareti di roccia terrazzate e coltivate a vigneti. Si attraversa l'abitato di Arnad e si arriva alla stretta di Bard. La traversata del paese avviene lungo l'unica via interna (nel Medioevo vi erano due ospizi per i pellegrini). Oltre l'abitato, la strada prosegue con l'antico selciato ai piedi della parete rocciosa fino a quando non torna ad innestarsi sulla statale. La strada verso Donnas segue il più lungo tratto di strada romana delle Gallie rimasto, intagliato nella roccia e perfettamente lastricato. Infine si raggiunge Pont-Saint-Martin, si attraversa il ponte romano e si prosegue lungo la statale per raggiungere infine il Canavese.

Non bisogna dimenticare però che il moderno "pellegrino" è alla ricerca di luoghi culturalmente interessanti e, per assecondare questo tipo di turismo di scoperta, l'itinerario di Sigerico può essere rivisitato e completato da circuiti che conducono il visitatore alla scoperta di punti di particolare interesse che, seppur non direttamente situati sulla via Francigena, sono da essa facilmente raggiungibili.

Ritornando sul percorso della via Francigena, si raggiunge il paese di Bard. Qui, su una spettacolare rocca si erge il forte di Bard. Si tratta del più recente esempio di architettura militare in Valle (prima metà dell'Ottocento). E' composto da tre opere di difesa poste a quote diverse a dominare la via d'accesso alla Valle.

Lasciato l'abitato di Bard si prosegue verso Donnas seguendo il più lungo tratto di strada romana delle Gallie rimasto, intagliato nella roccia e perfettamente lastricato, con uno spettacolare arco.

Il percorso della via Francigena si conclude, per il tratto valdostano, a Pont-Saint-Martin. Ai tempi di Roma, il paese era conosciuto come Ad Pontem proprio perché in questo luogo sorgeva e sorge tuttora il primo ponte che conduce alla strada delle Gallie. Alto 23 m, costruito nel I secolo a.C., fu in uso fino al 1831, quando gli fu appaiato un ponte in legno, sostituito nel 1876 dall'attuale in pietra.

Famoso anche il carnevale storico che, accanto a personaggi della storia come Romani e Salassi, vede sfilare personaggi della leggenda legata proprio al ponte romano. Una costruzione così straordinaria ha infatti da sempre influenzato la fantasia popolare che ha attribuito quest'opera straordinaria al Demonio, in lotta con San Martino (che diede il nome alla località). A questa storia si riallaccia una leggenda del torrente Lys. In questa leggenda si evoca una bellissima ninfea che è diventata il personaggio femminile del carnevale.