Le zone umide

Nel comprensorio della Comunità Montana non mancano preziosi esempi di zone umide, soprattutto in corrispondenza di alcuni laghi montani particolarmente attraenti. Tra questi il più ampio e caratteristico è il lago Lod, tra Antey-Saint-André e La Magdeleine, con la sua fitta cintura a cannuccia di palude. Nelle sue acque vive la rara Erba-vescica, specie insettivora che intrappola i minuscoli organismi acquatici, vere e proprie trappole mortali in miniatura.

Altre piante acquatiche di notevole interesse possono essere scoperte nell'omonimo lago di Lod di Chamois o nel laghetto di Cleyva-Bella, nel vallone a monte.

Tra i comuni di Verrayes e Saint-Denis, in uno dei settori più aridi delle Alpi si trova curiosamente una vasta zolla di torba spessa un metro che galleggia sull'acqua: è la Riserva naturale di Lozon.

Anche il Comune di Torgnon cela ambienti particolarmente preziosi per la loro rarità, anche se poco noti: la zona umida del Loditor, vestigia di un antico bacino lacustre ormai interrato e ricco di specie igrofile e la misteriosa Borna di Ciove.

In ultimo non possiamo dimenticare il famoso Lago Blu che appare a chi arriva a Breuil-Cervinia: sulla destra si scorge il piccolo ed incantevole lago dalle acque splendidamente blu in cui si riflette l'inconfondibile piramide del Cervino. L'intensa e ormai famosa colorazione delle limpide acque è dovuta alla presenza di una particolare alga che ricopre il fondo del lago immerso in una pineta: è una deliziosa oasi di pace.

Lo stagno di Lozon

  • Accesso: Uscita autostradale di Châtillon- Saint-Vincent. Procedere sulla strada statale n. 26 fino all'altezza di Chambave, dove si imbocca la strada regionale n. 11 per Verrayes e quindi, superato questo centro abitato, si prosegue transitando per i villaggi di Ollian e Grand Villa fino a raggiungere quello di Lozon. La Riserva Naturale è posta qualche decina di metri da quest'ultimo.
  • Superficie del lago: ha 2,97
  • Quota altimetrica media: 1514 m
  • Comune: Verrayes
  • Istituzione: 23/09/1993

Raccomandazioni: La visita a questo biotipo è possibile (e consigliabile) solo lungo il suo lato Sud dove è stato creato un apposito percorso. Inoltrarsi nella zona umida comporterebbe invece la distruzione e l'alterazione di delicate associazioni vegetali, nonché il rischio del cedimento di parti della zolla galleggiante con immaginabili e pericolose conseguenze per gli imprudenti.

Lo stagno è posto in una conca prativa a 1520 m. L'origine di tale forma è da ricondursi all'azione glaciale, che ha creato una depressione delimitata sul margine a valle da uno sbarramento in parte morenico, in parte roccioso.

Il bacino è contenuto da una bassa soglia in cui defluisce l'emissario, mentre è alimentato dalla falda sotterranea, oltre che da una rete irrigua che convoglia le acque provenienti dalla Punta Tsan. Lo stagno in questione è considerato un ambiente particolarmente fragile e comunque unico in Valle d'Aosta per le sue componenti botaniche. Sono infatti almeno 90 le specie vegetali palustri che vi sono state identificate tra le quali tre piccole piante carnivore. La sua parte centrale è costituita da un'unica, estesa zattera di torba di circa un metro e mezzo di spessore galleggiante sopra un metro d'acqua, e formatasi, in un antico passato quando il clima era più caldo e umido, grazie all'azione prevalente di un particolare organismo vegetale, lo Sfagno (Sphagnum spp.), un muschio adattatosi a vivere in ambienti acidi e poveri di sostanze nutritive. Tra la vegetazione di questa area si contano numerose ciperacee, giunchi e graminacee, oltre ad alcune piante natanti. Vi è poi una ricca presenza di zooplancton, oltre ad invertebrati, anfibi, rettili, uccelli e piccoli mammiferi.

Nelle vicinanze dello stagno, ma al di fuori dell'area protetta, esiste uno specchio d'acqua di non grandi dimensioni che rappresenta un'importante stazione di riproduzione del Rospo comune e che è frequentato anche dalla Rana temporaria.

Informazioni tratte da: Bessi, Ronni. L'Altra Natura: la vita nelle eaux dormantes. La fauna , la flora, la storia delle zone umide in Valle d'Aosta. Tipografia La Vallée, 2002. Pagine 74-75.